
Abbiamo scelto di adottare un’agricoltura su misura per noi e coerente con la nostra visione
"futurista" di essa, basata sul rispetto sia dell’ambiente che dell’uomo.Abbiamo iniziato curando le piante più vecchie, fusti contorti di 30 e più anni, allevati a doppio archetto
capovolto oppure potati secondo l’interpretazione del contadino. Solo un ettaro e mezzo è rimasto in produzione
mentre due ettari sono stati potati per essere reimpostati ad alberello.
"Non vogliamo perdere il patrimonio di radici così profonde".
Da questi impianti abbiamo selezionato le marze per impiantare un nuovo vigneto.
La nostra attenzione è concentrata sulla terra e la sua vitalità, contribuiamo al suo nutrimento con il preparato
500 e con le pratiche dei sovesci autunnali e primaverili per non utilizzare concimi di sintesi, per darle ossigeno e vita.
Volendo abbattere il compattamento del suolo e l’inquinamento, abbiamo attrezzato un quad per la distribuzione del preparato
500, del 501, di infusi di ortica, di propoli di microrganismi antagonisti e di tutto quello che ci consenta di usare prodotti
prodotti naturali limitando al minimo l’ utilizzo di pesanti trattori tradizionali.
In questo modo siamo sicuri di offrire ai nostri figli un modello d’agricoltura che non accetta canoni precostituiti
ma una lettura intelligente, razionale e personale di fare viticoltura oggi.
Per tutto questo non siamo riusciti a trovare una certificazione adatta.
Il nonno Bruno diceva sempre:" …bambini, con la terra non si muore mai di fame…"
Lui, impegnato fin dai primi anni del Novecento a gestire con successo la sua impresa di produzione di cappelli per signora.
Quando Mary racconta la storia di Belvedere non può fare a meno di ricordare che durante il passaggio del fronte durante la 2° guerra mondiale, lì aveva avuto sede un comando della Quinta Armata delle truppe alleate e che l’attuale cantina fu riadattata a ricovero per le truppe. Si dice che le scorte di vino nascoste in precedenza ai tedeschi, furono scoperte dagli inglesi che ne apprezzarono la qualità tanto da ricondurre a Belvedere uno di quei generali molti anni dopo in occasione di una riunione del Lions Club di cui il generale stesso ed il "Professore", marito di Mary, facevano parte. Il Professore, così veniva chiamato dai contadini della tenuta Brunello Brettoni, che il 2 Giugno del ’47 aveva sposato Mary. Brunello, come ricorda Mary, è stato uomo di scienza e grande umanità, ma con poca passione per la vita mondana: frequentava pochi e fidati amici. Tra i loro argomenti di frequente dibattito c’erano le teorie antroposofiche di Stainer e le tecniche di coltivazione biodinamica. La sua idea agricola prevedeva prima di tutto il rispetto delle tecniche dei suoi contadini attraverso le quali intravedeva naturalità, anche se non proprio Staineriana.
Brunello si avvicinava a quella idea di naturale bioequilibrio che oggi ci sentiamo noi di percorrere più
consapevoli grazie alle riflessioni tramandate da due generazioni.Mary, Marco, mio marito, i miei figli, Gianluca ed io con tutti i nostri fidati collaboratori, siamo i protagonisti e gli interpreti di un progetto, di una filosofia che oggi si trasforma in realtà.

Belvedere affonda le sue radici nella travagliata epoca delle lotte tra Guelfi e Ghibellini.
Per più di un secolo un ramo della potente famiglia Mozzi, banchieri ricchissimi che ebbero
la gestione della Tesoreria Pontificia, mantenne la proprietà.
Governatori delle terre di una delle ultime colline che dal Poggio di Firenze degradano sull’Arno,
dominavano da posizione strategica e defilata la confluenza tra quest l’ ultimo e la Sieve,
il territorio di Pontassieve, e parte del Valdarno.
La proprietà passa nei secoli a Francesco Maria di Baccio del Garbo, Cavaliere dell’ordine
di S. Stefano: un’antica casata con un ramo che si unisce ai medioevali Serzelli di Altomena.
Francesco Maria, nel 1653, fece arricchire la Villa, ricostruita sul vecchio castello di Volognano,
con una raffinata cappella dedicata a S. Agata Vergine e Martire. Nell’oratorio di Belvedere si
trova ancora oggi una teca in legno dorato e cristallo contenente il corpo di S. Perpetua, reliquia proveniente dalle
catacombe romane di Priscilla, contornata da superbe decorazioni ed ex voto aggiunti in epoche più recenti
dai contadini devoti alla Santa.
Nel 1803, estinta la famiglia di Baccio del Garbo, Belvedere - per legame parentale - torna nelle mani
della famiglia Mozzi, discendenti del nucleo familiare dell’antico castello rignanese di fine duecento
ed inizio trecento.
Questa potente ed antica casata ne rimase in possesso sino a poco oltre la metà del secolo scorso
quando fu acquistata da Bruno Bargioni, la cui famiglia mantiene ad oggi la proprietà. Fu lui a reimpiantare
gli antichi vigneti ed continuare la tradizione vitivinicola di Belvedere.

Un percorso fatto di uva sana ed equilibrata, attenzione, dedizione, pulizia, fermentazioni corrette e presenza di solforosa libera limitata.
il Langravio aveva poteri sovrani sui propri territori e le sue decisioni trovavano riscontro nella pratica quotidiana
evidenziandone il valore di buono o cattivo amministratore.
Area di produzione: Chianti DOCG Colli Fiorentini
Imbottigliamento: senza filtrazione e dopo una chiarifica con prodotti di origine vegetale o minerale.
Sede: Rignano Sull'Arno (FI) via di Volognano 39 - Ufficio di registro di Firenze n. 580703 Powered By