langravio vino

Abbiamo scelto di riscoprire una mai sopita passione della famiglia, che ha iniziato a prendere forma con il "Nonno Bruno" e poi proseguita da Mary e Brunello e ancora da Marco e Cristina: quando, con gli anni, sono nati prima Lorenzo e poi Giulia, abbiamo deciso di tornare a Belvedere stimolati dalla tenacia delle nostre viti che, in crescita spontanea da anni, continuavano a mostrarsi fruttifere e rigogliose..
Siamo tornati perché, come donna, sento il bisogno di percorrere, con e per i miei figli, la via antica dell’equilibrio tra uomo e natura, di interpretare questo connubio con scelte etiche che puntano al restauro di una nuova identità rivolta al futuro.
Abbiamo parlato e sognato, controllato preventivi, passato notti in bianco e valutato tutte le possibili scelte tra le tante filosofie produttive ad oggi disponibili.  Abbiamo scelto di adottare un’agricoltura su misura per noi e coerente con la nostra visione "futurista" di essa, basata sul rispetto sia dell’ambiente che dell’uomo.
Abbiamo ricercato una perfetta integrazione tra diverse tecniche produttive con scrupolose valutazioni dei protocolli di produzione biodinamica, biologica e tradizionale, per un impatto ambientale ridotto alla soglia minima. L’obbiettivo è garantire qualità e unicità assoluta, dalla nostra terra ai vostri calici.

Abbiamo iniziato curando le piante più vecchie, fusti contorti di 30 e più anni, allevati a doppio archetto capovolto oppure potati secondo l’interpretazione del contadino. Solo un ettaro e mezzo è rimasto in produzione mentre due ettari sono stati potati per essere reimpostati ad alberello. "Non vogliamo perdere il patrimonio di radici così profonde". Da questi impianti abbiamo selezionato le marze per impiantare un nuovo vigneto.
La nostra attenzione è concentrata sulla terra e la sua vitalità, contribuiamo al suo nutrimento con il preparato 500 e con le pratiche dei sovesci autunnali e primaverili per non utilizzare concimi di sintesi, per darle ossigeno e vita.
Volendo abbattere il compattamento del suolo e l’inquinamento, abbiamo attrezzato un quad per la distribuzione del preparato 500, del 501, di infusi di ortica, di propoli di microrganismi antagonisti e di tutto quello che ci consenta di usare prodotti prodotti naturali limitando al minimo l’ utilizzo di pesanti trattori tradizionali. In questo modo siamo sicuri di offrire ai nostri figli un modello d’agricoltura che non accetta canoni precostituiti ma una lettura intelligente, razionale e personale di fare viticoltura oggi. Per tutto questo non siamo riusciti a trovare una certificazione adatta.


 Il nonno Bruno diceva sempre:" …bambini, con la terra non si muore mai di fame…" Lui, impegnato fin dai primi anni del Novecento a gestire con successo la sua impresa di produzione di cappelli per signora.
Mary è la figlia più grande, la spalla ed il braccio destro di suo padre, e se oggi le si chiede che rapporto aveva con lui, si definisce la sua più fidata collaboratrice, quella che gestiva l’amministrazione sia dell’attività industriale che di alcune fattorie che Bruno aveva acquistato negli anni del dopoguerra. Tra queste, la tenuta di Belvedere con le annesse unità poderali che nel tempo aveva poi ristrutturato e migliorato a favore di quei contadini che a tutt’oggi curano con rinnovata energia le nostre vigne.

Quando Mary racconta la storia di Belvedere non può fare a meno di ricordare che durante il passaggio del fronte durante la 2° guerra mondiale, lì aveva avuto sede un comando della Quinta Armata delle truppe alleate e che l’attuale cantina fu riadattata a ricovero per le truppe. Si dice che le scorte di vino nascoste in precedenza ai tedeschi, furono scoperte dagli inglesi che ne apprezzarono la qualità tanto da ricondurre a Belvedere uno di quei generali molti anni dopo in occasione di una riunione del Lions Club di cui il generale stesso ed il "Professore", marito di Mary, facevano parte. Il Professore, così veniva chiamato dai contadini della tenuta Brunello Brettoni, che il 2 Giugno del ’47 aveva sposato Mary. Brunello, come ricorda Mary, è stato uomo di scienza e grande umanità, ma con poca passione per la vita mondana: frequentava pochi e fidati amici. Tra i loro argomenti di frequente dibattito c’erano le teorie antroposofiche di Stainer e le tecniche di coltivazione biodinamica. La sua idea agricola prevedeva prima di tutto il rispetto delle tecniche dei suoi contadini attraverso le quali intravedeva naturalità, anche se non proprio Staineriana.


Brunello si avvicinava a quella idea di naturale bioequilibrio che oggi ci sentiamo noi di percorrere più consapevoli grazie alle riflessioni tramandate da due generazioni.

Mary, Marco, mio marito, i miei figli, Gianluca ed io con tutti i nostri fidati collaboratori, siamo i protagonisti e gli interpreti di un progetto, di una filosofia che oggi si trasforma in realtà.







 Belvedere affonda le sue radici nella travagliata epoca delle lotte tra Guelfi e Ghibellini. Per più di un secolo un ramo della potente famiglia Mozzi, banchieri ricchissimi che ebbero la gestione della Tesoreria Pontificia, mantenne la proprietà. Governatori delle terre di una delle ultime colline che dal Poggio di Firenze degradano sull’Arno, dominavano da posizione strategica e defilata la confluenza tra quest l’ ultimo e la Sieve, il territorio di Pontassieve, e parte del Valdarno.

La proprietà passa nei secoli a Francesco Maria di Baccio del Garbo, Cavaliere dell’ordine di S. Stefano: un’antica casata con un ramo che si unisce ai medioevali Serzelli di Altomena.
Francesco Maria, nel 1653, fece arricchire la Villa, ricostruita sul vecchio castello di Volognano, con una raffinata cappella dedicata a S. Agata Vergine e Martire. Nell’oratorio di Belvedere si trova ancora oggi una teca in legno dorato e cristallo contenente il corpo di S. Perpetua, reliquia proveniente dalle catacombe romane di Priscilla, contornata da superbe decorazioni ed ex voto aggiunti in epoche più recenti dai contadini devoti alla Santa.

Nel 1803, estinta la famiglia di Baccio del Garbo, Belvedere - per legame parentale - torna nelle mani della famiglia Mozzi, discendenti del nucleo familiare dell’antico castello rignanese di fine duecento ed inizio trecento.

Questa potente ed antica casata ne rimase in possesso sino a poco oltre la metà del secolo scorso quando fu acquistata da Bruno Bargioni, la cui famiglia mantiene ad oggi la proprietà. Fu lui a reimpiantare gli antichi vigneti ed continuare la tradizione vitivinicola di Belvedere.








Il vino è frutto dell’uomo, come l’uva della vite. Per raccogliere il frutto è necessaria cura.
In cantina il lavoro deve essere meticoloso e attento ed è importante lavorare in stretto contatto con la ricerca e le competenze professionali, percorrendo le vie possibili per offrire un vino che sia prima di tutto sano, privo di deviazioni nocive per l’uomo e di difetti gustativi.

 Un vino durevole, che possa crescere e maturare negli anni con i nostri figli!

Un percorso fatto di uva sana ed equilibrata, attenzione, dedizione, pulizia, fermentazioni corrette e presenza di solforosa libera limitata.
Stiamo muovendo i nostri primi passi da Belvedere per raggiungere l’obbiettivo di una realtà in totale equilibrio con la natura, che si offre a noi e a voi attraverso la bellezza del suo frutto, il vino.

Il Langravio di Belvedere nasce oggi da antiche radici, per mostrarsi vino di valore e di carattere, audace ed ambizioso come il nostro sogno.
Langravio non potrà mai essere per tutti, ma può essere un esempio di quanto l’uomo è in grado di fare per se stesso, rispettando la natura ed interpretando l’agricoltura in maniera ampia, senza preclusioni.



Langravio

Una sera d’inverno, parlando con un amico del nome che avremmo potuto dare al nostro nuovo vino, abbiamo deciso di battezzare questol nostro sogno con il nome LANGRAVIO.
Questo nome, titolo dinastico in uso nella Germania fin dai tempi del primo feudalesimo, identificava il signore proprietario della terra, nei secoli tradotto anche con il significato di "conte": in quanto tale, il Langravio aveva poteri sovrani sui propri territori e le sue decisioni trovavano riscontro nella pratica quotidiana evidenziandone il valore di buono o cattivo amministratore.
Noi abbiamo interpretato questa parola come un’autentica firma di un vino fatto pensando al futuro, al rispetto dell’uomo e del suo lavoro.

 Area di produzione: Chianti DOCG Colli Fiorentini
Area geografica: Firenze sud nel comune di Rignano sull’ Arno, sulle colline che a Rosano si sollevano dall’Arno
Nome del vino: Langravio
Altezza sul livello del mare: 250m.s.l.m
Esposizione: sud-ovest/nord-ovest
Primo anno di produzione: 1980
Prima annata in commercio: 2007
Denominazione: IGT Toscana Rosso Supertuscan
Età del vigneto: 35 anni
Superficie: 1.50.00 Ha
Densità viti per Ha: 2500/3000 ceppi
Forma di allevamento: candelabro, alberello
Varietà: Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo e Mammolo
Concimazione: 500 preparato, fladen e 500 semplice, sovesci autunnali e primaverili su file alterne, lavorazioni con erpice
Fitoprotezione: 501, infusi, propoli, organismi antagonisti (Q10, bacillus thuringensis, trichoderma harzianum) se necessario si somministrano rame, zolfo
Scelta finale dei grappoli: eseguita in campo pochi giorni prima della vendemmia
Vendemmia: manuale in cassette
Vinificazione: fermentazione in cemento senza controlli di temperatura con macerazione di 10 giorni.
Affinamento del vino fiore: 14 mesi in legno francese nuovo e usato di diverse capacità, 600lt, 400lt, 500lt
Imbottigliamento: senza filtrazione e dopo una chiarifica con prodotti di origine vegetale o minerale. Tappo di sughero naturale non decolorato. Affinamento di almeno 6 mesi prima dell’uscita sul mercato
Bottiglie prodotte dell’annata 2007: 500 da 1 litro e 1000 da 1/2 litro

Noesis

Nella filosophia Platonica Noesis è la pura conoscenza intuitiva. Le idee intellegibili, raggiungibili solo per via speculativa ed intuitiva (noèsis). ...il lampo di genio... l’intuizione... ...il sapere oltre il ragionamento, oltre la conoscenza.
Per noi "la noesis platonica" è rappresentata da un bianco capace di evolvere le potenzialità di viti di trent’anni, attraverso la fusione di antiche tradizioni e più moderne intuizioni.

Area di produzione: Chianti DOCG Colli Fiorentini
Area geografica: Firenze sud nel comune di Rignano sull'Arno, sulle colline che a Rosano si sollevano dall'Arno
Nome del vino: Noesis
Altezza sul livello del mare: 250m s.l.m
Esposizione: sud-ovest/nord-ovest
Primo anno di produzione: 1970
Prima annata in commercio: 2009
Denominazione: IGT Toscana Bianco
Età del vigneto: 35 anni
Superficie: 0.20.00 Ha
Densità viti per Ha: 2500/3000 ceppi
Forma di allevamento: candelabro, alberello
Varietà: Trebbiano, Malvasia e San Colombano
Concimazione: 500 preparato, fladen e 500 semplice, sovesci autunnali e primaverili su file alterne, lavorazioni con erpice
Fitoprotezione: 501, infusi, propoli, organismi antagonisti (Q10, bacillus thuringensis, trichoderma harzianum) e se necessario si somministrano rame, zolfo
Scelta finale dei grappoli: eseguita in campo pochi giorni prima della vendemmia
Vendemmia: manuale in cassette
Vinificazione: fermentazione in orcio di terracotta da 500lt.
Affinamento del vino fiore:in terracotta 8 mesi
Imbottigliamento: senza filtrazione e dopo una chiarifica con prodotti di origine vegetale o minerale. Tappo di sughero naturale non decolorato. Affinamento di almeno 2 mesi prima dell'uscita sul mercato

L'Origine

Il frutto è il patrimonio che le nostre viti tramandano, come il vino è l'espressione dell'insegnamento dei nostri nonni. E' proprio da questa tradizione che nasce "L'Origine", un vino giovane, che ricorda la genuinità delle tavole toscane di un tempo.
Il marchio "L'origine" racconta l'amore e il rispetto della coltivazione, della raccolta e della vinificazione, che ancora oggi viene tramandato.

 Area di produzione: Chianti DOCG Colli Fiorentini
Area geografica: Firenze sud nel comune di Rignano sull' Arno, sulle colline che a Rosano si sollevano dall'Arno
Nome del vino: L'Origine
Altezza sul livello del mare: 250m.s.l.m
Esposizione: sud-ovest/nord-ovest
Primo anno di produzione: 1970
Prima annata in commercio: 2010
Denominazione: IGT Toscana Rosso
Età del vigneto:35/40 anni
Superficie: 1.50.00 Ha
Densità viti per Ha: 2500/3000 ceppi
Forma di allevamento: candelabro, alberello
Varietà: Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Ciliegiolo e Mammolo
Concimazione: 500 preparato, fladen e 500 semplice, sovesci autunnali e primaverili su file alterne, lavorazioni con erpice
Fitoprotezione: 501, infusi, propoli, organismi antagonisti (Q10, bacillus thuringensis, trichoderma harzianum) se necessario si somministrano rame, zolfo
Scelta finale dei grappoli: eseguita in campo pochi giorni prima della vendemmia
Vendemmia: manuale in cassette
Vinificazione: fermentazione in cemento con macerazione di 10 giorni.
Affinamento del vino fiore: 4 mesi in acciaio
Imbottigliamento: dopo una chiarifica con prodotti di origine vegetale o minerale. Tappo di sughero naturale non decolorato. Affinamento in bottiglia per almeno due mesi prima dell'uscita sul mercato







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